Cultura e Società

Al Teatro Palladium – Università Roma Tre, la quinta edizione di “Herencias – scritture di memoria e identità”

Roma, 22 aprile 2026 – Si apre il 4 maggio al Teatro Palladium – Università Roma Tre, la quinta edizione di “Herencias – scritture di memoria e identità”, un’immersione nella cultura civile ispanica attraverso un ciclo di performance teatrali e dialoghi sulle parole della memoria: vittima, attesa, testimone, terrorismo, educazione, fosse, corpo.

Un lessico di testimonianza dei traumi del passato che si confronta con un presente ancora segnato da discriminazione, violenza, emarginazione.

Il programma della rassegna, basata su importanti testi teatrali di autrici e autori provenienti da Spagna (Andalusia, Madrid, Paesi Baschi, Valencia), Argentina, Messico, è curato da Simone Trecca e organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere, con la Real Academia de España a Roma e con l’Instituto Cervantes di Roma.

Anteprima

Mercoledì 29 aprile ore 10.30

Real Academia de España a Roma – Piazza San Pietro in Montorio 3

De algún tiempo a esta parte (in lingua originale)

di Max Aub. Diretto e interpretato da Esther Lázaro

Un potente monologo del 1939 in cui Emma, una donna ebrea nella Vienna appena annessa al Terzo Reich, dialoga con il marito defunto. Attraverso questo confronto immaginario, la protagonista ripercorre la perdita del figlio, della dignità e dei propri diritti sotto la violenza nazista.

L’opera trasforma il dolore privato in una denuncia universale contro antisemitismo e indifferenza, configurandosi come una delle testimonianze più lucide e laceranti della letteratura dell’esilio spagnolo sulla tragedia della Shoah.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Vittima

Dopo lo spettacolo, Esther Lázaro dialogherà con Simone Trecca e José Corrales Díaz-Pavón intorno alla parola “Vittima”, a partire dalla rappresentazione del dolore e della perdita, tra memoria storica, violenza e responsabilità della testimonianza.

Il programma al Teatro Palladium

Lunedì 4 maggio ore 17.00 – Ovillo. Fili di memoria

di Sonia Gregorio, traduzione Angela Di Matteo. In collaborazione con Metis Teatro, regia Alessia Oteri. Sul palco Loredana Bove, Giorgia Cacciante, Caterina Cosentino, Francesco Meriano, Sabrina Ottaviani, Sara Pecoraro, Teresa Santoro, Giulia Savelloni.

Ovillo. Fili di memoria intreccia le storie di quattro donne che raccontano l’attesa dei loro cari emigrati negli Stati Uniti. Ispirata alla storia familiare dell’autrice e alle testimonianze reali del collettivo Hormigas bordadoras, l’opera raccoglie le voci di madri, figlie, mogli e sorelle che hanno visto partire gli uomini di casa rimanendo sospese in un tempo immobile che solo sembra alimentarsi di una qualche sporadica telefonata “dall’altro lato” della frontiera.

Carmen, Martina, Rosa e Meche sono espressione di coloro che restano, coloro che dovendo rimanere “da questo lato” finiscono incatenate a sogni di gioventù svaniti. Accompagnate dal coro delle ricamatrici, che proprio come un coro greco proietta l’esperienza del singolo all’interno di una esperienza polifonica, le donne in scena tessono e raccontano, trasformando la dimensione domestica del ricamo, intima e solitaria, in una grande storia collettiva che, tra i fili dei telai e i ricordi del passato, dà forma a un presente ancora tutto da vivere.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Attesa

Dopo lo spettacolo, Sonia Gregorio dialogherà con Angela Di Matteo intorno alla parola “Attesa”, come condizione sospesa dell’esistenza e spazio della memoria, legata alle storie di migrazione, all’assenza e alla distanza affettiva che attraversano il testo e le vite delle protagoniste.

Lunedì 4 maggio ore 18.45 –  La morte è solo occhi

di Nora Strejilevich (drammaturgia di Ita Scaramuzza), traduzione Susanna Nanni. In collaborazione con Metis Teatro, regia Alessia Oteri. Sul palco Fabrizio Bazzotti, Loredana Bove, Giorgia Cacciante, Caterina Cosentino, Francesco Meriano, Sabrina Ottaviani, Sara Pecoraro, Teresa Santoro, Giulia Savelloni, Daniele Zanobi

Basata sulle memorie dell’autrice, sopravvissuta all’orrore della dittatura militare argentina, La morte è solo occhi porta in scena un attraversamento del trauma che intreccia corpo, voce e testimonianza.

L’opera si radica in un flusso di ricordi franti, intermittenti, che affiorano come schegge di coscienza, articolandosi in uno spazio stratificato dove Nora si sdoppia tra passato e presente, mentre la sparizione del fratello Gerardo diviene epicentro di una violenza sistemica che investe spazio, linguaggio e identità.

Tra centri di detenzione clandestini, pratiche di tortura e frammenti di vita quotidiana, la scena restituisce la materialità della memoria e la sua persistenza.

Le voci corali – madri, militari, testimoni – danno forma a un contro-archivio polifonico che incrina la retorica del potere e l’oblio istituzionale. Nel quadro delle commemorazioni per i 50 anni del golpe argentino, il teatro si configura come spazio di riattivazione, resistenza e trasmissione, dove il passato continua a interrogare il presente: una memoria che agisce, un’eredità che si rinnova.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Testimone

Dopo lo spettacolo, Nora Strejilevich dialogherà con Susanna Nanni intorno alla parola “Testimone”, come figura centrale della memoria del trauma, tra racconto dell’esperienza vissuta, responsabilità della narrazione e persistenza delle ferite della dittatura.

Martedì 5 Maggio ore 18.30- L’ultima cena

di Ignacio Amestoy, traduzione Simone Trecca. Regia di Gabriela Praticò, aiuto regia Gigi Palla. Sul palco Camillo Grassi, Eric Paterniani.

Dopo dodici anni di assenza e silenzio, Xabier varca di nuovo la soglia della casa paterna, rompendo un equilibrio precario. Ad attenderlo c’è Íñigo, un anziano scrittore che ha trascorso la vita a interrogarsi sul senso profondo della tragedia. Tra i fumi del txakolí (il vino tipico dei Paesi Baschi) e il sapore dei ricordi, i due iniziano un confronto serrato, sospesi tra affetto e antichi rancori.

Xabier, militante dell’ETA, è un uomo in fuga, mentre il padre è un intellettuale che si sente sconfitto da un mondo che non comprende più. Non è un semplice ricongiungimento: il figlio porta con sé un segreto bruciante e una richiesta che scuote il loro legame. In una notte senza tempo, la casa diventa il palcoscenico di un rito dove verità e finzione si mescolano pericolosamente.

Davanti a un banchetto preparato con cura, padre e figlio cercano insieme una via di fuga verso l’immortalità. Ogni parola è una sfida, ogni gesto un passo verso un destino comune che nessuno dei due può più evitare.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Terrorismo

Prima dello spettacolo, Ignacio Amestoy dialogherà con Mauro Favale (giornalista e co-autore de L’aspra stagione) e Simone Trecca, intorno alla parola “Terrorismo”, tra violenza politica, conflitto identitario e memoria dei traumi collettivi e familiari che attraversano la storia contemporanea europea.

Mercoledì 6 Maggio ore 19.00 – La sfera che ci contiene

di Carmen Losa, traduzione Francesca Leonetti, regia Matteo Tarasco. Sul palco Alessandro Grima, Arianna Ilari

La sfera che ci contiene di Carmen Losa porta in scena un’intensa ricostruzione della storia educativa spagnola tra la metà del XIX secolo e la metà del XX, riportando alla memoria collettiva la dimenticata “República de los Maestros” e il ruolo decisivo di maestre e maestri che, con un progetto pedagogico progressista, aspiravano a trasformare la società, portando conoscenza anche nelle aree più marginalizzate.

Questo slancio riformatore, tuttavia, si spezza con l’avvento della dittatura franchista, che perseguita gli educatori attraverso le Comisiones Depuradoras. La memoria diventa allora materia scenica, in un’alternanza di ricordi, proiezioni e ritorni al passato che illuminano, con nuova sensibilità, il valore politico e umano della scuola pubblica.

L’opera emerge come un omaggio vibrante alla funzione civile dell’insegnante e come un invito a riconoscere l’eredità culturale di chi ha costruito le basi della moderna educazione democratica.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Educazione

Dopo lo spettacolo, Carmen Losa dialogherà con gli attori e con Pilar Pérez Solano (autrice del documentario Las maestras de la República, Premio Goya 2014), Lorenzo Cantatore (direttore del MuSEd – Museo della Scuola e dell’Educazione) e Francesca Leonetti, intorno alla parola “Educazione”, come spazio di formazione della coscienza civile, della memoria collettiva e della costruzione democratica del sapere.

Giovedì 7 Maggio ore 18.30 – I mangiatori di terra

di Mafalda Bellido, traduzione Francesca Leonetti. In collaborazione con Teatro Golden. Regia Loredana Scaramella, drammaturgia musicale Mimosa Campironi. Sul palco Mimosa Campironi, Brenda Lenoci, Roberto Mantovani, Loredana Scaramella, Federico Tolardo. Aiuto regia Mattia Ranaldo.

I mangiatori di terra di Mafalda Bellido è un’opera polifonica, che intreccia le voci dei morti sepolti nelle fosse comuni del franchismo con quelle dei vivi che ancora li cercano. In un paesaggio minimo — un muretto a secco lungo un cammino qualunque — si apre una ferita collettiva che continua a pulsare sotto la superficie della quotidianità. L’autrice trasforma questo spazio ordinario in un luogo di risonanza storica, dove il silenzio stesso del paesaggio diventa materia drammatica.

Attraverso un mosaico di voci, memorie e assenze, la pièce si configura come un teatro della ricerca e dell’attesa, capace di dare parola a oltre duecentomila vittime dimenticate e di rendere omaggio alle famiglie che lottano per restituire identità e dignità ai loro cari. I mangiatori di terra si afferma così come un’opera necessaria, che interroga la responsabilità della storia e la fragile persistenza dei suoi silenzi.

L’evento è frutto della collaborazione tra il progetto Herencias e il progetto di valorizzazione delle conoscenze I linguaggi degli elementi.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Fosse

Prima dello spettacolo, Mafalda Bellido dialogherà con Amedeo Ciaccheri (Presidente Municipio VIII), Francesca Leonetti e Simone Trecca, intorno alla parola “Fosse”, come luogo fisico e simbolico della memoria delle vittime, tra rimozione storica, lutto collettivo e ricerca di verità.

Venerdì 8 maggio ore 19.00 – Malagueñas (Il gene rosso)

di José Cruz, traduzione Carlotta Paratore. In collaborazione con la compagnia di teatro universitario Papeles en el tablado. Regia Ferdinando Ceriani. Sul palco Camilla Albano, Anna Amatruda, Deborah Dadi, Ilaria Diotallevi, Antonia Guerra, Simone Latini, Federico Lo Voi, Alessandra Marangoni, Simone Martina, Engji Mileta, Valeria Pucci, Valerio Sbaraglia, Asia Valletta

Alla fine degli anni Trenta, tra le mura di un ex convento, cinquanta detenute appena trasferite dal carcere femminile di Malaga attendono di conoscere la propria sorte. Sono state selezionate come cavie per un inquietante esperimento, basato sulle teorie pseudoscientifiche del medico Antonio  Vallejo Nájera – il “Mengele” della psichiatria franchista– sostenitore dell’esistenza di un presunto “gene rosso”, causa di deviazioni morali.

Sorvegliate da tre militari e sotto il controllo morboso di una suora fanatica, determinata a portare a compimento un delirante progetto di eugenetica nazionale, le recluse si ritrovano al centro di un microcosmo feroce e grottesco; ne scaturisce una dinamica tragicomica che mette a nudo la natura distorta della patologizzazione del dissenso, attuata dall’apparato repressivo del regime.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: Corpo

Dopo lo spettacolo, José Cruz dialogherà con il regista, con la compagnia Papeles en el tablado e con Carlotta Paratore, intorno alla parola “Corpo”, come spazio di controllo, violenza e resistenza, tra repressione politica, sperimentazione ideologica e identità negata.

Herencias

E’ co-finanziato dal programma per l’internazionalizzazione della cultura spagnola di Acción Cultural Española, con il contributo della Real Academia de España a Roma e dell’Instituto Cervantes di Roma. Patrocinato da Oficina Cultural Embajada de España, Embajada de México en Italia, Istituto Culturale del Messico Italia Tina Modotti, Municipio VIII Roma, Asociación Internacional de Teatro del Siglo XXI, Seliten@t.

Herencias, scritture di memorie e identità

29 aprile Anteprima presso la Real Academia de España a Roma

Dal 4 all’8 maggio al Teatro Palladium

Ingresso gratuito

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